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Poesia di un viaggio_F.B._edited.jpg


Francesca Bonfatti in arte Gelidelune, poetessa visiva (visionaria), fotografa e video performer, generatrice di dolenti sogni metamorfici, che usa il proprio corpo come mezzo espressivo e comunicativo.
Nella mia ricerca artistica esploro spazi fisici e mentali, tracciando itinerari della percezione 
tra fenomenologia e poesia della visione.
Uso il video e la fotografia in un approccio sperimentale per indagare il corpo, 
che si comporta come un registratore vivente, e far emergere ombre, luci e riverberi dal passato, di memorie individuali intrecciate con quelle collettive.

Creo percorsi narrativi e visivi, unendo insieme la parola o il testo poetico all’immagine fotografica e al video; 
“micro narra azioni” attraverso le quali racconto me stessa, con la presenza del mio corpo ed i suoi movimenti.
In particolare, mi interessa il funzionamento del corpo e il suo movimento, come espressione e manifestazione dei processi interiori di trasformazione ed evoluzione dell'essere umano.


I miei interventi consistono nella produzione ed interpretazione di testi personali o d’archivio, veri e propri distillati poetici secondo la tecnica del libero flusso creativo, privilegiando elementi quali l’improvvisazione, la fortuità e il caso. La poetica si sviluppa in composizioni di “frammenti”, espressi sotto forma di monologhi interiori, ibridazione tra la parola e l’immagine, e si realizza attraverso “body – actions” estemporanee, che attingono ad un personale e codificato repertorio gestuale, messo in scena appunto, come insieme di “Atti” (fisici e poetici) che hanno la caratteristica di veri e propri rituali.
Il rito e la ritualità, come continua riscrittura del corpo e dell’anima, “alfabeti muti” per descrivere le incessanti trasformazioni dell’essere in divenire.


Spesso, penso alla mia arte come ad una lunga ed ininterrotta sequenza di domande, che mi pongo ed  espongo all'osservatore: Come stiamo con noi stessi, nella nostra pelle, in questo corpo, nelle relazioni, in questo spazio, in questo tempo (?)...
Ogni domanda comporta una fermata obbligata, che induce a nuove riflessioni e bilanci, smuove ricordi, recupera memorie. E' un viaggio senza un preciso punto di partenza, poiché il punto di partenza è un luogo astratto, che condividiamo necessariamente con le esistenze che ci hanno preceduto.

Le riflessioni che sviscero si materializzano in storie soggettive e vicende interiori, che si schiudono (in un gioco di specchi) a storie altre, “nell’inappartenenza”, intrecciandosi con  mondi paralleli immaginati o sognati; ci raggiungono da "un altrove", come echi equidistanti (ma comunicanti) fra un presente che cristallizza l'eterno attimo di un respiro, e un futuro apparentemente imperscrutabile.

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