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  • Immagine del redattoreFrancesca Bonfatti

SCRATCH (born to be alive!)

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Scratch


Il mio nuovo video è nato e potrei finalmente esclamare: “Nato vivo”! Nasce dal pesto buio di giorni di un tempo andato perduto, ma che resta come un segno indelebile dell’anima. È oscurità e luce. Come i passaggi della mia vita e delle sue inesorabili trasformazioni.

Così come La mia arte (è) la mia vita, un’ unica – confusa – fragile – intensa – sconvolgente dis – umana calamità; le mie cicatrici mi ricordano che sono sopravvissuta alla mia “natura” al limite stesso del mio essere al mondo, etichettato fin dal suo primo vagito: “Nata viva.”

Nata – Viva, mentre tutto pre – annunciava la lotta titanica tra tenebre e luce che il destino mi avrebbe riservato.

Allora come oggi vivo e creo come se fossi nata e sopravvissuta attraverso questo inganno, morte dopo morte.

Come in ogni mio lavoro anche qui mi racconterò, attraverso le “trasformazioni” che le avverse vicissitudini hanno silentemente ed incessantemente determinato nel corso del tempo.

Per risparmiare alla lettura di questo lavoro ogni qual genere di fraintendimento avrò cura di anticipare che, attraverso i movimenti ed i gesti del mio corpo non parlo di ali o svolazzi di farfalle né di eterne gestazioni o di mute epiteliali. La superficie non mi interessa, Per me l’arte che imita la natura è un aneddoto che scade nell’obsoleto inganno. Io non potrei… perché sarebbe tradire la natura “umana” e il senso del suo destino.

“L’origine del gesto negato” ha piani ed esiti altri.” È’ essa il seme che genera il frutto della contraddizione originale. Così volare é un precipitare, comparire é sparire, muoversi é agitare il sommerso, strappare è lasciar affiorare ancora e ancora dal profondo le radici spezzate.

Le sequenze video scorrono nella cornice di uno spazio di presenza personale privato, in cui azioni mute e laceranti – come passaggi necessari o soglie di trasformazione – al limite dell’ esalazione – tentano di oltrepassare il limite della natura stessa del dolore. Debellarne come un morbo la sua “imperitura memoria.”

P.S. Mentre scrivevo del video, non avevo ancora ascoltato il pezzo graffiante di sottofondo che questa notte hai creato per me. Ora l’ho fatto…! <3

*

Posso udire lo strappo, rabbia e amore, passione e pietà. E quando il distacco si è improvvisamente compiuto – o quando non ne colgo più il suono – allora il silenzio è ancora più terribile perché c’é solo follia intorno a me, la follia delle cose strappate, che si strappano dal di dentro, radici che si lacerano a vicenda per crescere separatamente, lo sforzo compiuto per conseguire l’unità. (Anaïs Nin)



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